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SACRO MONTE DI OSSUCCIO

continuazione - Cappelle del Rosario

Gli ambienti interni delle cappelle sono popolati da gruppi statuari realizzati in terracotta policroma: sono strabilianti per il modellato plastico e la varietà delle posture, fogge di abbigliamento, “caratteri”, desunti dall’universale umano di un secolo come il Seicento, percorso da guerre, carestie e peste, e messi in scena in modo didascalico ed esasperato, come quando evidenziano le patologie, come i gozzi delle aree montane, o le frequenti deformità della tisi e del rachitismo, e le utilizzano per connotare moralmente i personaggi, a monito del popolo. 

Tutti gli edifici e la loro decorazione statuaria, a stucco e ad affresco furono realizzati dunque in un arco temporale assai conciso, il che fruttò grande coerenza stilistica a tutto l’impianto del Sacro Monte, sia da un punto di vista  artistico, sia devozionale. Non risultano comunque documentati i progettisti, quantunque la tipologia stilistico architettonica, che taluni vogliono emula, ma in stile minore per proporzioni e monumentalità, del Sacro Monte di Varese, appaia ispirata da una sola mente progettuale. 

Condotta sempre col benestare e sotto la sorveglianza dei Vescovi comensi, quali Lazzaro Carafino o Ambrogio Torriani,  l’impresa fu realizzata reclutando la disponibilità finanziaria di vari benefattori-committenti:  in primis dei Francescani del Santuario e di alcuni Canonici locali come il Canonico Salice di Campo e il Canonico Brentano di Isola e appena più tardi di diversi offerenti, personalità eminenti delle famiglie della zona come i Mainoni e i Gilardone di Volesio, i Brentano Moretto di Azzano, i Cetti di Lenno, i cui stemmi familiari campeggiano sopra le finestre o ingressi delle rispettive cappelle: si trattava di personaggi assai abbienti perchè reduci da imprese economiche fortunate, scaturite da esperienze di emigrazione all’estero, che erano una costante necessità nei secoli passati per le popolazioni costiere e delle valli del lago di Como: fra i maggiorenti della zona c’era sicuramente  Andrea Cetti di Lenno, emigrato in Germania dove divenne zecchiere dell’Imperatore Leopoldo. Assai legato al paese d’origine, si sobbarcò le spese di ben tre cappelle; oppure i Brentano che, esorditi come commercianti di limoni “comacini” in Germania -che in realtà acquistavano a Messina, grazie a una fitta rete di alleanze parentali- riuscirono a  inserirsi su importanti mercati  del centro Europa passando a vendere seta e manufatti in genere. Anche i Francescani Minori del Santuario del Soccorso compirono viaggi  e si ingegnarono in campagne di raccolta di fondi ed elemosine; fra essi sicuramente ci fu Frà Lorenzo Selenato, mentre fra gli amministratori e le figure di sicuro riferimento per l’edificazione del Sacro Monte di Ossuccio citiamo il Priore  Andrea Trincano che dal 1656 al 1710 sovrintese ai rapporti con i committenti e con gli artisti e condusse in porto l’edificazione di quasi tutte le cappelle; ad esso va affiancato il terziario francescano frate Timoteo Snider, che fino alla morte nel 1682 ebbe il ruolo di promuovere e consolidare l’identità di una fabbriceria ormai costituita: nei documenti egli viene citato via via come eremita, custode, sindaco, fabbricere.
Gli artisti coinvolti furono i migliori allora disponibili sulla piazza comense:  Agostino Silva, di Morbio, Canton Ticino, stuccatore anch’egli come l’affermato padre Francesco Silva a sua volta attivo in ben dieci cappelle del Sacro Monte di Varese. Agostino verrà coadiuvato anche dal figlio Gianfrancesco. Giovanni Paolo Recchi, di Borgovico, a Como. E’ il pittore della spettacolosa cena degli “Agostiniani” nei chiostri del Sant’Agostino di Como, e delle decorazioni di palazzi importanti nel centro storico di Como come Palazzo Cernezzi, attuale municipio, e Palazzo Odescalchi, oltre che di varie tele nelle chiese della Valtellina e di Sondrio. Francesco Innocenzo Torriani, di Mendrisio, il cui padre Francesco era stato allievo di Guido Reni, operò a Mendrisio, Chiavenna, nel Chiostro di San Floriano a Ens in Austria, a Bunzen, nel canton svizzero di Argovia. E’ stato altresì fatto il nome per le prime cappelle anche di Cristoforo Prestinari.

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