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Medioevo

Da sempre orgogliosi della propria libertÓ, i ceti cittadini della Lombardia medievale erano ben coscienti della differenza che intercorreva tra quanti vivevano ancora nella campagna, soggetti al Signore feudale, e chi esercitava liberamente la propria professione fra le mura cittadine, pur sottoposto all' autoritÓ vescovile, che per concessione regia o di fatto si era estesa dal campo spirituale alla stessa amministrazione civile. Accanto al potere del Vescovo, nelle cittÓ lombarde, si era per˛ lentamente affiancata una nuova magistratura, che rappresentava l'intera civitas e ne incarnava le insindacabili prerogative: i Consoli. Dapprima in collaborazione con il Vescovo della cittÓ, poi in sostituzione di esso, i consoli, eletti in numero variabile dall'assemblea della cittadinanza, Arengo, avevano competenze esecutive e di rappresentanza. Esponenti soprattutto di un ceto feudale che si era precocemente inurbato ed aveva servito il Vescovo, essi incarnavano le tradizioni di libertÓ ed autonomia proprie della vita cittadina italiana, costituendo il braccio del governo che era organizzato nel cosiddetto Comune. Tra le cittÓ comunali una posizione di preminenza spettava a Milano. Forte della strategica posizione geografica nella piana Padana ed ammantato del prestigio di ospitare la sede metropolitana di S. Ambrogio, il capoluogo lombardo elesse i primi Consoli sul finire del XII secolo, espressione del ceto dei cosiddetti Capitanei, ma anche di quei semplici Cives - mercanti, artigiani e soprattutto uomini di legge e di cultura- che con la propria opera costruivano ogni giorno la fortuna della cittÓ. Sul modello di Milano anche Como e le altre maggiori cittÓ lombarde si erano dotate di organizzazione Comunale e delle relative magistrature. (segue>>)


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